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l’Italia e gli investimenti diretti esteri: l’importanza di attrarre capitale

Di nuovo nel radar degli investitori stranieri

La competitività di una nazione non si valuta solo dai beni che è capace di produrre ma anche dai capitali che è in grado di attrarre. La sfida globale si gioca, infatti, su questa linea: le nazioni competono l’una con l’altra al fine di attrarre investimenti.

Aprirsi alla globalizzazione non vuol dire semplicemente portare il nostro paese nel mondo, rispondendo alla crescente domanda di Italia mostrata dal contesto internazionale, ma significa anche portare il mondo in Italia. Vuol dire attrarre il capitale, finanziario ma anche umano, con cui partecipare alla formazione globale del valore e creare lavoro, sapere, e crescita per i cittadini.

Attrarre investimenti esteri qualificati permette, facendo circolare liquidità, di sostenere la ripresa dell’economia, oggi che debito pubblico e impegni di bilancio limitano la capacità di spesa, e comporta benefici in termini di know-how e ricerca.

Le imprese a capitale estero in Italia, infatti, contribuiscono all’aumento del PIL, creano occupazione, rafforzano il tessuto produttivo e sociale ma, soprattutto, sono importatori di elevati standard internazionali e veicolo d’internazionalizzazione dell’indotto italiano, costituito dalle piccole e medie imprese con cui lavorano.

A che punto è l’Italia? Non occupa una posizione avanzata, anzi. La quota detenuta di investimenti esteri nel 2012, secondo le fonti del Ministero degli Affari Esteri, è pari a solo l’1,6% dello stock mondiale, posizionandosi al 16° posto a livello mondiale e al 6° in Europa dopo Belgio, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna. Lo stock di investimenti diretti esteri ammonta a circa il 16% del Pil, contro il 20% della Germania, il 23% degli Usa, il 39% della Francia, il 44% della Spagna e il 48% del Regno Unito.

La situazione però pare stia migliorando: da qualche mese si sente spesso parlare di come la nostra nazione sia tornata ad essere attrattiva agli occhi degli investitori esteri.

Credit Suisse ha pubblicato a fine marzo un report dal titolo “Italy – Clearer skies” che afferma come vi siano evidenti segnali di ripresa da un punto di vista economico e finanziario.

Anche l’attività del Governo sta andando nella direzione di attrarre investitori esteri, basti pensare a “Destinazione Italia”, il programma varato a settembre per attrarre gli investimenti esteri, tradottosi nella legge 9/2014 con cui viene semplificata la gestione delle controversie con le società straniere e viene agevolata la trattazione delle domande di visto e soggiorno connesse agli investimenti, alla visita a febbraio dell’allora presidente del Consiglio Letta in Kuwait dove il fondo sovrano Kuwait Investment Authority ha investito 500 milioni di euro per partecipare con la Cassa Depositi e Prestiti ad una serie di acquisizioni in settori strategici, quali difesa, energia e credito o, cronaca di questi giorni, alla definizione, secondo quanto anticipato dal viceministro allo sviluppo economico Calenda, entro giugno della strategia del governo per attrarre gli investimenti.

Ma cosa apprezzano gli investitori stranieri della nostra Nazione?
A fine marzo l’AIBE, l’Associazione fra le Banche Estere in Italia, ha rilevato attraverso uno studio sul grado di attrattività del sistema Italia presso gli investitori esteri come questi ultimi apprezzino l’Italia per la qualità delle risorse umane e per la solidità del sistema bancario e finanziario.
I settori che destano particolare interesse sono la moda e il lusso, la manifattura (meccanica, logistica, elettronica) e l’immobiliare.
A proposito di quest’ultimo, secondo un ricerca svolta dal CBRE, leader mondiale nei servizi immobiliari, i volumi d’investimento nel primo trimestre 2014 sono incrementati del 16% rispetto allo stesso periodo del 2013, raggiungendo circa 720 milioni di euro. Solo per fare un esempio di investimenti esteri nel real estate, basti ricordare l’acquisto da parte del fondo d’investimento Qatar Holding del 40% del progetto di sviluppo immobiliare Porta Nuova nel capoluogo lombardo.

Grande interesse suscita anche la cultura ed il turismo: infatti, l’ambasciatore del Kuwait in Italia, Ali Khaled Al Sabah, ha più volte affermato negli ultimi mesi che il suo governo intende investire nella cultura italiana, ed in particolar modo rilanciare Pompei.

Un aspetto complementare al ritorno dell’attrattività dell’Italia è il fenomeno del “reshoring”, ossia il rientro in Italia nell’ultimo anno di alcuni gruppi industriali spinti dall’aumento del costo del lavoro nei paesi dove si era localizzato, specialmente nell’Europa orientale e sud est asiatico, e dai segnali di ripresa della nostra economia.

L’Italia dunque ritorna ad essere nel radar degli investitori esteri. Sicuramente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (1 luglio – 31 dicembre 2014) e l’Expo a Milano (1 maggio – 31 ottobre 2015) saranno due occasioni d’oro per l’Italia migliore, quella competitiva, moderna e intraprendente, di mettersi in luce agli occhi dell’Europa e del mondo.